Premetto che non amo scrivere biografie, altrimenti avrei
fatto questo nella vita. Ma una breve introduzione di chi sono dovevo pur
farla.
Mi chiamo Angelo Ranallo Monticelli. Angelo Ranallo il nome,
Monticelli il cognome. Sono un cuoco ed ho 24 anni. Se vi starete chiedendo
“Ranallo?” vi rispondo subito che “sì, è un nome”. Questo perché Ranallo è il
nome di mio nonno paterno, e potete subito capire che come tale voleva che
fosse questo il mio nome; a mia mamma questa scelta non andava giù e decise di
scegliere Angelo, prendendo il nome dalla mia bravissima bisnonna Angiolina. Per
non far dispiacere nessuno mio padre scelse che Ranallo poteva benissimo essere
messo come secondo nome in quanto, con una semplice virgola, potevano lasciarmi
indipendente dalla scelta di usare il primo oppure entrambi i nomi nel momento
in cui sarei stato capace di intendere e di volere, e molto probabilmente quel
momento lo stanno ancora aspettando. Quando mio padre andò all’anagrafe, la
virgola che doveva essere posta tra Angelo e Ranallo scomparve come la monetina
nella mano degli illusionisti. Magia! E non aggiungo altro, altrimenti finirei
col trasformare questo racconto in uno sfogo verso tutto ciò che in questo
Paese davvero non va.
Sono costretto, da allora, a dover firmare con i due nomi
per essere legalmente identificato, anche se col passare del tempo questo
“errore” non mi duole affatto: ora posso anche firmare con il secondo nome
puntato, Angelo R., che sembri fare più figo, un po’ come Homer J. Simpson,
Monkey D. Luffy o, per andare sul reale, come lo pseudonimo della Rowling
(J.K.).
Già ho citato
6 volte il mio secondo nome; mi sto presentando come un frustante egocentrico.
Vi do pienamente ragione, ma se aveste letto “Il ritratto di Dorian Grey”
avreste carpito il significato pieno della citazione “C'è al mondo una sola
cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé”. Emblema che è quasi
diventata la mia religione personale.
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